Lui & Lei
Il riscatto
Matertattoo
12.06.2026 |
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"Io rimasi sveglio nel buio per ore, con un imbarazzo tremendo che mi pesava sul petto come un sasso..."
Il primo anno che passai a Porlamar c'era una discoteca che frequentai quasi ogni sera. Si trovava quasi alla fine della 4 de Mayo e non aveva niente di particolarmente speciale. Non era il locale più bello dell'isola e nemmeno il più elegante. Però era uno dei pochi posti dove turisti e venezuelani si mescolavano davvero, ogni notte, senza troppe cerimonie.La struttura era piuttosto particolare. Al centro c'era la parte coperta con il bar e la pista da ballo. Tutto intorno si sviluppava una zona all'aperto molto più grande, piena di divanetti e tavolini dove la gente passava ore a bere e chiacchierare fino all'alba.
Margarita, in quegli anni, era frequentata soprattutto da turisti del Nord Europa: tedeschi, olandesi, svizzeri, scandinavi. Molti arrivavano per il mare, il soleil e i prezzi bassi. Alcuni restavano poche settimane, altri tornavano ogni anno come se l'isola fosse casa loro.
In quella discoteca c'era anche un gruppo di ragazze che con il tempo imparai a conoscere molto bene. La maggior parte erano madri single. Molte avevano avuto il primo figlio quando erano ancora adolescenti, e non era raro che una ragazza di venticinque anni avesse già due o tre figli. I bambini vivevano quasi sempre con i nonni mentre loro lavoravano o uscivano la sera.
Molti turisti arrivavano a Margarita immaginando di trovare ragazze simili a quelle dei concorsi di Miss Venezuela. La realtà era molto diversa. Erano ragazze normali. Alcune carine, altre meno. Molte avevano fisici appesantiti dalle gravidanze e da uno stile di vita non particolarmente salutare. Non erano certo le modelle che apparivano sulle copertine delle riviste.
I clienti appena arrivati sull'isola facevano sempre lo stesso errore: le vedevano uscire con stranieri diversi e concludevano immediatamente che fossero prostitute. In realtà le cose erano più complicate. Turisti ce n'erano a centinaia, e loro potevano permettersi di scegliere. Uscivano, ballavano, si divertivano e, se qualcuno le piaceva, decidevano di passare la serata con lui. A volte durava una notte, a volte una settimana, a volte molto di più.
Questo non significa che fossero ingenue. Sapevano benissimo come ottenere regali, cene, favori e aiuti economici. Conoscevano il loro valore e sapevano sfruttarlo. Ma non bastava tirare fuori il portafoglio.
Ricordo ancora un turista tedesco che una sera mi si avvicinò. Era piuttosto bruttarello e sovrappeso, e da giorni cercava di attaccare bottone con Naomi senza ottenere grandi risultati. Mi prese da parte e andò subito al punto.
— Le potresti chiedere se per cento dollari viene con me? Io mi vergogno.
La cosa mi divertì. Decisi di fare da ambasciatore. Raggiunsi Naomi e le indicai il tedesco.
— Vedi quello?
Lei gli diede un'occhiata veloce.
— Sì.
— Ti offre cento dollari per passare la notte con lui.
Naomi lo guardò per un secondo, poi scosse la testa.
— No.
Tornai dal tedesco.
— Ha detto di no.
— Duecento — rilanciò subito lui, speranzoso.
Tornai di nuovo da Naomi.
— Adesso offre duecento.
Naomi scoppiò a ridere e rispose secca.
— No.
Più tardi, incuriosito, le chiesi perché avesse rifiutato una cifra del genere.
— No me gusta — disse semplicemente. E per lei l'argomento era chiuso lì.
Nel gruppo c'era una ragazza che si chiamava Alejandra. Era la più bella. Non nel senso delle riviste, ma nel senso che quando entrava in un posto la gente si girava a guardarla. Aveva qualcosa nel modo di muoversi, di guardarti o anche di ignorarti, che ti restava addosso. Mi piaceva. Me n'ero accorto quasi subito, e se n'erano accorte anche le altre ragazze, che su queste cose avevano un radar infallibile.
Il problema era che Alejandra era più grande di me, e lo faceva pesare. Non in modo cattivo, semplicemente mi trattava come si tratta un ragazzino carino e un po' inesperto. Mostrava quella sufficienza tranquilla di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Io, da parte mia, facevo del mio meglio per sembrare indifferente. Ma era inutile: lo sapevano tutti, lo sapeva lei, e probabilmente lo leggeva chiaramente sul mio viso.
Una sera, dopo la discoteca, quando arrivammo davanti all'hotel tutte le ragazze scesero dalla macchina. Tranne Alejandra. Mi guardò fissa e disse semplicemente che sarebbe rimasta con me.
Ci baciammo intensamente in auto. Poi mi chiese di andare a casa mia. In quel periodo mia madre era a Margarita e stava dormendo nell'altra stanza. Entrammo cercando di fare meno rumore possibile e ci chiudemmo nella mia camera. Erano quasi due mesi che non andavo a letto con nessuna. Alejandra mi piaceva davvero, e il fatto che fosse finalmente lì, in quella stanza dopo settimane di sguardi e battutine, mi aveva messo addosso una tensione che non riuscivo a controllare.
Appena la penetrai, il calore e l'umidità della sua fica mi avvolsero completamente il cazzo. Ero troppo eccitato, la carne bruciava. Durò pochissimo: giusto tre o quattro movimenti prima di venire.
Lei non disse una parola. Non mi rassicurò, non provò a sdrammatizzare l'accaduto. Anzi, dalla sua espressione mi sembrò quasi che mi prendesse per il culo. Il suo silenzio diceva chiaramente: "Ti ho dato una possibilità e hai fallito miseramente". Si girò dall'altra parte e si addormentò. Io rimasi sveglio nel buio per ore, con un imbarazzo tremendo che mi pesava sul petto come un sasso.
La mattina successiva uscimmo dalla camera fingendo che nulla fosse successo. Mia madre era già sveglia in cucina. Accompagnai Alejandra al suo albergo e pensai, con un misto di rabbia e delusione, che la faccenda tra noi fosse finita per sempre.
Mi sbagliavo di grosso.
La sera stessa, appena rimisi piede nel giro, capii che il segreto non era rimasto affatto chiuso in quella stanza. Non me lo dissero abiertamente, ma i sorrisi maliziosi delle altre, gli sguardi complici e le battutine sussurrate erano più che sufficienti. Alejandra aveva raccontato ogni dettaglio. Per qualche giorno fui l'argomento preferito delle loro prese in giro.
Poi, la rabbia si trasformò in determinazione e decisi di riprendermi la mia rivincita.
Il fine settimana successivo eravamo usciti di nuovo dalla discoteca. Avevamo preso qualcosa da mangiare ed eravamo reduci dal solito giro notturno. Quando ci fermammo davanti all'albergo delle ragazze e Alejandra fece l'atto di aprire la portiera, le afferrai il polso con fermezza, guardandola dritta negli occhi.
— Stasera vieni con me, e facciamo sul serio — le dissi a voce bassa ma decisa.
Lei mi fissò, vide la sicurezza che mi scorreva nello sguardo e sorrise in modo provocante, accettando la sfida. Non protestò.
Entrammo in casa in assoluto silenzio e ci chiudemmo la porta della camera alle spalle. L'atmosfera era caldissima, carica di una tensione erotica pazzesca. Ci strappammo i vestiti di dosso in un istante. Alejandra si mise carponi sul letto, voltandosi a guardarmi con aria di sfida, come a dire: "Vediamo cosa sai fare stavolta".
Non me lo feci ripetere. La afferrai per i fianchi sodi, puntai il cazzo durissimo ed entrai nella sua fica caldissima con un unico affondo profondo e potente. Lei cacciò un gemito acuto, inarcando la schiena e stringendo le dita sulle lenzuola.
Quella notte non finì in tre movimenti. Iniziai a bombardarla da dietro con un ritmo incessante, deciso e vigoroso, godendomi l'attrito stretto e i suoi umori densi che lubrificavano ogni colpo. Alejandra ansimava forte, cercava il mio ritmo, completamente travolta dalla mia energia. La possedetti senza sosta, cambiando posizione, facendola godere fino in fondo finché non venne con una serie di spasmi intensi che le fecero vibrare tutto il corpo. Solo allora scaricai dentro di lei tutto il mio sperma caldo con un orgasmo potentissimo.
Quando fu tutto finito rimase immobile sul letto, con gli occhi fissi al soffitto e il respiro ancora accelerato, visibilmente sfinita e soddisfatta. La superiorità che mostrava i giorni prima era completamente svanita. Si voltò lentamente verso di me, sfoggiando un mezzo sorriso complice e ammirato.
— Domani le ragazze non crederanno a quello che racconterò — mi disse a voce bassa.
Sorrisi anch'io, passandole una mano tra i capelli.
— Questa volta non devi raccontare proprio niente.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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